Tania Furini – Studio Associato RiPsi –

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) regolamentati dalla L 170/2010 e relativi decreti, inquadrati in un contesto più ampio dal ministero della Direttiva ministeriale sui BES (2012 e successivi), non sono certo un fenomeno recente. Già in documenti del 1992 l’OMS portava infatti all’attenzione dei clinici internazionali difficoltà mirate in compiti scolastici semplici alla maggioranza dei soggetti e difficili fino a impossibili per una percentuale della popolazione degli studenti. Certo la loro esistenza è ancora precedente anche se solo da un certo momento in avanti troviamo la clinica dedicata ad essi.

Di fatto, cosa siano, è noto: incapacità di automatizzare uno o più acquisizioni di strumentalità di base specifici negli apprendimenti come leggere correttamente e velocemente, scrivere correttamente, scrivere fluido leggibile e velocemente, svolgere calcoli o gestire operazioni di base in modo efficace ed efficientemente. Tutto ciò in soggetti che sono dotati di quoziente intellettivo nella norma, sono stati esposti a percorsi di scolarizzazione e non sono colpiti da disabilità o menomazioni in ambiti sensoriali.

Nonostante la chiarezza e la semplicità nella definizione, la ricerca e la clinica hanno evidenziato complessità sull’analisi dell’origine ed anche una pluralità di manifestazioni legati a fattori di soggettività.

L’orientamento internazionale promuove sempre più approcci multidisciplinari ai DSA, garantendo quindi uno sguardo di plurimi discipline che permettano una buona lettura della complessità dei fenomeni che descrivono.

La ricerca, la clinica e la riabilitazione si muovono oggi lungo un affascinante continuum di complessità che va dall’analisi “chirurgica” di microprocessi neurobiologici e di effetti su compiti specifici, fino alla valutazione di ricadute trasversali sia del deficit che delle soggettive risorse e capacità globali dell’individuo su didattica, vita e benessere.

Già questo ci sembrava un traguardo anni fa: “un bambino non è solo il suo dsa…”. Oggi addirittura ci siamo spostati agli interventi nella vita quotidiana e scolastica dei nostri soggetti. La clinica e la ricerca oggi sono al servizio della didattica e della pedagogia. E’ la nuova sfida per le scienze della mente e del linguaggio di individuare in modo puntuale un problema e di contribuire in modo specifico a tutto ciò che può contribuire alla riduzione del disagio del soggetto in una accezione molto più ampia rispetto al passato.

Il “disagio” non si limita a “non riuscire in un compito specifico”. Parliamo di deficit, che per definizione “appartengono ai soggetti per tutta la loro esistenza ed hanno effetti trasversali sulla quotidianità”. Tutto ciò quindi non si esaurisce come l’indennità di frequenza con terminare la scuola. E nemmeno come molti pensano con il sottrarsi a un compito preciso.

Se parliamo da sempre di “difficoltà specifiche”, parliamo finalmente oggi di conseguenze tipiche unite a  generalizzate, aspetti caratteristici insieme a peculiari.

Perché formarsi o aggiornarsi oggi sui dsa? Perché la clinica sta facendo interessanti e affascinanti progressi, in particolare da quando la ricerca si è messa a dialogare con la didattica. Perché abbiamo l’opportunità di aiutare delle persone, bambini, ragazzi giovani e adulti a capire un problema e farlo proprio, dandosi quindi l’opportunità di esprimere al meglio il loro potenziale.

Cosa promuoviamo nelle nostre equipe e nei nostri corsi di formazione? Lo spazio alla curiosità scientifica dell’aggiornamento continuo in un campo tanto vecchio, quanto attuale. Lo spazio alla ricerca del proprio contributo alle potenziali innovazioni, dove tutto ciò che è novità deve poggiare su una rigorosa valutazione diagnostica, efficace ed accurata. Lo spazio alla cocostruzione di un fondato approccio clinico che permette una diagnosi che aiuterà sia la progettazione di interventi di riabilitazione, la loro scelta, la valutazione di efficacia, e che permetta altresì di possedere strumenti interdisciplinari di dialogo con la scuola, con la famiglia, con la persona stessa.

Occuparsi di Dsa infatti non è un business e nemmeno una moda. E’ clinica.

 

Articolo pubblicato con autorizzazione degli autori. Tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione per qualsiasi finalità

 

References:

  • Consensus Confenference, 2007, 2010
  • Circolare MIUR Prot. 2563 del 22 Novembre 2013. Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali. A.S. 2013/2014. Chiarimenti
  • Circolare MIUR Prot. 1551 del 27 Giugno 2013. Piano Annuale per l’Inclusività – Direttiva 27 dicembre 2012 e C.M. n. 8/2013
  • Decreto Interministeriale 17 aprile 2013 Linee guida per la predisposizione dei protocolli regionali per le attività di individuazione precoce dei casi sospetti di DSA
  • Circolare MIUR n. 8 Prot. 561 del 6 Marzo 2013. Indicazioni operative della Direttiva MIUR del 27 Dicembre 2012
  • Direttiva MIUR “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”
  • Accordo Stato-Regioni su Indicazioni per la Diagnosi e Certificazione dei DSA
  • Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento allegate al Decreto attuativo – 12 luglio 2011
  • Legge 8 ottobre 2010 n. 170 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”
  • Vio, Tresoldi, Lo presti, 2013, Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico, ed. Erickson
  • Vio, Lo presti, 2014, Diagnosi dei disturbi evolutivi, ed. Erickson
  • Tressoldi, Vio, 2012, Il Trattamento dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico, ed. Erickson
  • Ruggerini, Manzotti, Daolio, Lami, 2017, Benessere scolastico negli studenti con dsa, ed. Erickson

 

 

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I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), tra ovvietà e novità