Luciano Giromini, Claudia Pignolo & Alessandro Zennaro
Dipartimento di Psicologia, Università di Torino

La valutazione della credibilità di un malessere psicologico rappresenta una delle componenti principali del processo di assessment psicologico in ambito giuridico (Bush, Heilbronner, & Ruff, 2014). In vari contesti, infatti, le persone possono essere motivate ad esagerare la propria sofferenza psicologica allo scopo di ottenere un qualche beneficio secondario, quali ad esempio un esonero dal lavoro, un risarcimento economico per danno biologico di origine psichica, una posticipazione della data di un’udienza in ambito penale, agevolazioni economiche di vario tipo, e così via. In tutti questi casi, lo psicodiagnosta deve essere in grado di valutare la credibilità del quadro sintomatologico presentato dall’esaminato, al fine di provare a comprenderne l’autenticità.

Tecnicamente, il DSM-5 (APA, 2013) definisce il fenomeno del “malingering” come la produzione intenzionale di sintomi psicologici o fisici falsi o grossolanamente esagerati con lo scopo di ottenere incentivi esterni. Si noti, tuttavia, che, sebbene molti test consentano di valutare la credibilità di un malessere psicologico, ad oggi non è possibile inferire se un quadro esagerato o comunque non credibile sia stato prodotto intenzionalmente o meno. Infatti, se da un lato è vero che il “malingerer” esagera il suo malessere, o addirittura lamenta problemi che non ha, non tutte le persone che esagerano i propri sintomi o che lamentano problemi inesistenti sono dei malingerer. Quindi, sebbene alcuni test includano il termine malingering già nel proprio nome – come ad esempio il Test of Memory Malingering (TOMM; Tombaugh, 1996) o lo Structured Inventory of Malingered Symptomatology (SIMS; Smith & Burger, 1997) – in realtà non esistono veri e propri “test di malingering” (van Impelen, Merckelbach, Jelicic, & Merten, 2014). Gli strumenti attualmente disponibili consentono solo di valutare se un quadro patologico sia credibile o meno; non se l’esaminato abbia presentato un quadro esagerato o falso in modo intenzionale.

Ad oggi, le risorse a cui lo psicodiagnosta può attingere per valutare se un malessere psicologico sia credibile o meno sono molteplici. Ovviamente, uno strumento d’elezione è il colloquio clinico, che può includere al suo interno anche delle interviste strutturate, come ad esempio la Structured Interview of Reported Symptoms (SIRS; Rogers, Bagby, & Dickens, 1992) o la Miller Forensic Assessment of Symptoms Test (M–FAST; Miller, 2001). Inoltre, molti inventari di personalità hanno al loro interno delle cosiddette “scale di validità”, che sono state messe a punto proprio per valutare una tendenza all’esagerazione dei propri sintomi o alla vera propria simulazione di psicopatologia. Le scale F, Fp o la più recente RBS del Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI–2; Green,1991) e le scale NIM, MAL e RDF del Personality Assessment Inventory (PAI; Morey, 1996) ne sono un esempio piuttosto noto. Esistono poi alcuni strumenti più mirati – e di più rapida somministrazione – che si focalizzano specificatamente sulla credibilità dei sintomi (ad esempio, il SIMS, citato sopra) o della performance dell’esaminato (ad esempio, il TOMM, citato sopra). Tra questi, sebbene molto diverso nel suo impianto teorico, quello di più recente sviluppo e probabilmente il più promettente, ad oggi, è l’Inventory of Problems–29 (IOP-29; Viglione, Giromini & Landis, 2017), un breve test a 29 item che consente di valutare se l’esaminato presenti un quadro più o meno coerente con quello di pazienti con disturbi nelle sfere: ansiosa/depressiva, neuropsicologico/cognitiva, psicotica, o post-traumatica.

Sebbene non sia possibile offrire delle linee guida precise su quanti e quali strumenti utilizzare all’interno di un processo di assessment psicologico indirizzato alla valutazione della credibilità di un malessere psicologico, diversi autori concordano sull’importanza di includere sempre almeno due test, se non di più, attingendo per quanto possibile a tipologie di test piuttosto diverse tra di loro (Gervais, Rohling, Green & Ford, 2004; Larrabee, 2008). In linea di massima, quando almeno due dei test utilizzati suggeriscono che il profilo offerto dall’esaminato non è credibile, allora è probabile che il malessere psicologico lamentato sia in qualche modo esagerato, se non addirittura simulato (Larrabee, 2008, 2014). Alla luce di tutte queste considerazioni, è quindi consigliabile includere nella propria batteria di assessment almeno uno strumento per ciascuna delle categorie elencate sopra, ovvero: almeno un inventario di personalità (ad esempio, l’MMPI-2, l’MMPI-2-RF, o il PAI), almeno un test mirato (preferibilmente l’IOP-29, affiancato eventualmente da un test di performance) e possibilmente un’intervista strutturata.

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References:

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.

Bush, S. S., Heilbronner, R. L., & Ruff, R. M. (2014). Psychological assessment of symptom and performance validity, response bias, and malingering: Official position of the Association for Scientific Advancement in Psychological Injury and Law. Psychological Injury and Law, 7, 197–205.

Gervais, R.O., Rohling, M.L., Green, P., & Ford, W. (2004). A comparison of WMT, CARB, and TOMM failure rates in non-head injury disability claimants. Archives of Clinical Neuropsychology, 19, 475-487.

Green, R. L. (1991). The MMPI–2/MMPI: An interpretative manual. Boston, MA: Allyn & Bacon.

Larrabee, G. J. (2008). Aggregation across multiple indicators improves the detection of malingering: Relationship to likelihood ratios. The Clinical Neuropsychologist, 22, 666–679.

Larrabee, G. J. (2014). False-positive rates associated with the use of multiple performance and symptom validity tests. Archives of Clinical Neuropsychology, 29, 364–373.

Miller, H. A. (2001). M-FAST: Miller Forensic Assessment of Symptoms Test professional manual. Odessa, FL: Psychological Assessment Resources.

Morey, L. (1996). An interpretive guide to the Personality Assessment Inventory (PAI). Odessa, FL: Psychological Assessment Resources.

Rogers, R., Bagby, R. M., & Dickens, S. E. (1992). The Structured Interview of Reported Symptoms (SIRS). Odessa, FL: Psychological Assessment Resources.

Smith, G. P., & Burger, G. K. (1997). Detection of malingering: Validation of the Structured Inventory of Malingered Symptomatology (SIMS). Journal of American Academic Psychiatry and the Law, 25, 183–189.

Tombaugh, T. N. (1996). Test of Memory Malingering. Toronto, ON, Canada: Multi-Health Systems.

van Impelen, A., Merckelbach, H., Jelicic, M., & Merten, T. (2014). The Structured Inventory of Malingered Symptomatology (SIMS): a systematic review and meta-analysis. The Clinical Neuropsychologist, 28, 1336 –1365.

Viglione, D.J., Giromini, L., & Landis, P.(2017).The development of the Inventory of Problems–29: a brief self-administered measure for discriminating bona fide from feigned psychiatric and cognitive complaints. Journal of Personality Assessment, 99, 534 –544.

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