Elisa Delvecchio (1) e Adriana Lis (2)

1Dipartimento di Filosofia, scienze umane, sociali e della formazione, Università di Perugia
2Dipartimento di psicologia dello sviluppo e dei processi di socializzazione, Università di Padova

L’Object Relations Tecnhique (O.R.T.) fu ideato nel 1955 da un psicologo inglese, poco noto, che si chiamava Herbert Phillipson.
Come riportato da Knafo (2010) nel suo articolo dal titolo “L’O.R.T.: una ri-ammissione” [The O.R.T: A reintroduction] “l’idea di Phillipson si è sviluppata grazie ai suoi studi osservativi durante le sedute di terapia di gruppo alla Tavistock, con un’attenzione particolare alla proiezione interpersonale”. L’O.R.T. è composto da 12 immagini litografiche di squisita fattura messe a punto da due artiste sotto la diretta supervisione di Phillipson.

Al soggetto è richiesto di raccontare una storia partendo dall’immagine-stimolo poco definita, allo scopo di individuare e studiare le tematiche conflittuali, i bisogni, le problematiche e le tipologie di relazioni oggettuali. Come suggerito da Kubiszyn, Meyer, Finn et al., (2000), l’O.R.T., così come il test di Rorschach (1921) e il T.A.T. (Murray, 1943), può essere definito uno strumento performance-based poiché crea una situazione di problem-solving, in cui il soggetto deve prendere una decisione sulla risposta da dare, così come succede nella vita quotidiana.

In altre parole, al soggetto è chiesto di effettuare un compito preciso (performance) che gli viene assegnato dall’esaminatore (per esempio raccontare una storia o identificare delle immagini) all’interno del quale confluiscono diversi meccanismi, tra i quali quello percettivo, cognitivo, motivazionale e proiettivo. Lo sforzo compiuto da Phillipson è consistito nell’incorporate caratteristiche del test di Rorschach (la possibilità di proiezione partendo da uno stimolo poco strutturato ) e del T.A.T. (l’impiego di figure umane e la richiesta di narrare una storia) in un unico strumento che propone tavole con figure umane mantenendo un’ampia plasticità percettiva (Knafo, 2010).

Nel contesto italiano, emergono i contributi di Del Corno e Lang (2006) e di Lis e collaboratori (2002). Questi ultimi propongono una griglia di valutazione aggiornata per adolescenti e adulti non clinici, empiricamente validata. Essa enfatizza l’utilità dell’O.R.T. in ambito sia clinico/diagnostico che peritale, fornendo al clinico uno strumento duttile per la valutazione di aspetti del funzionamento del soggetto. Il metodo di scoring proposto è volto all’integrazione di una metodologia quantitativa (dati nomotetici) e di una metodologia qualitativa (dati ideografici), alle quali può essere aggiunto un ulteriore livello più interpretativo metapsicologico e squisitamente clinico.

La griglia permette di ricavare informazioni relative al funzionamento del soggetto in ambito narrativo, percettivo, psicodinamico e relazionale. Più nello specifico, la griglia di scoring permette di avere informazioni relative alla complessità e ricchezza psicologica del soggetto, alla sua capacità di espressione emotiva-affettiva, alla sua maturità relazionale, ad eventuali difficoltà nel pensiero e nel ragionamento e ai meccanismi di difesa prevalenti e al livello evolutivo intrapsichico del soggetto.

La presenza di un manuale di riferimento con dati normativi per adolescenti e adulti tarati sulla popolazione italiana, permette al clinico di utilizzare con una certa confidenza lo strumento anche in ambito peritale. In ultimo, la relativa limitata conoscenza e diffusione degli stimoli dell’O.R.T., fa sì che lo stesso si riveli uno strumento particolarmente prezioso all’interno della pratica forense, dove l’esperienza dell’esaminato al test o la possibilità di reperire con anticipo informazioni/risposte su di esso (es. in internet), potrebbe rappresentare una forte criticità per la somministrazione della prova ed inficiarne l’interpretazione.

Articolo pubblicato con autorizzazione degli autori. Tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione per qualsiasi finalità.

References

Del Corno, F., & Lang, M. (2009). La diagnosi delle relazioni oggettuali con l’Object Relations Technique. Raffello Cortina, Milano.

Knafo, D. S. (2010). The O.R.T. (the Object Relations Technique): A reintroduction.  Psychoanalytic Psychology, 27(2), 182-189.

Kubiszyn, T. W., Meyer, G. J., Finn, S. E., Eyde, L. D., Kay, G. G., Moreland, K. L., . . . Eisman, E. J. (2000). Empirical support for psychological assessment in clinical health care settings. Professional Psychology: Research and Practice, 31(2), 119-130.

Lis, A., Zennaro, A., Giovannini, F., Mazzeschi, C. & Calvo, V. (2002). ORT. Object Relation Technique: una griglia di valutazione empirico-clinica. Raffello Cortina, Milano.

Murray, H.A. (1943). Il manuale del TAT. Tr. It. OS, Firenze 1960.

Rorschach, H. (1921). Psicodiagnostica. Tr.it. Edizioni Kappa, Roma 1981

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Alla “ri-scoperta” dell’ Object Relations Technique: una griglia di valutazione empirico-clinica