Luciano Giromini & Alessandro Zennaro
Dipartimento di Psicologia, Università di Torino

Il test delle macchie di inchiostro, o test di Rorschach, è senza dubbio uno degli strumenti più potenti e affascinanti, ma anche dibattuti e controversi, tra tutti quelli messi a disposizione dei professionisti della salute mentale mondiale negli ultimi 100 anni.  Ideato da Hermann Rorschach nella prima metà del ‘900 (Rorschach, 1921), ha raggiunto la sua massima popolarità tra gli anni ’70 e gli anni ’90 grazie alla messa a punto, validazione e diffusione del famoso “Sistema Comprensivo” di Exner (CS; Exner, 1974).  Criticato aspramente – e screditato scientificamente – tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio (Garb, 1999; Wood et al., 2003), il test è tornato di nuovo al centro dei riflettori nell’ultimo decennio, grazie alla pubblicazione di una rigorosa disamina meta-analitica della letteratura (Mihura et al., 2013) e al conseguente sviluppo di un metodo Rorschach nuovo, più in linea con l’attuale concettualizzazione della psicopatologia e più solido dal punto di vista psicometrico: il Rorschach Performance Assessment System (R-PAS; Meyer et al., 2011).  Concentrandosi sulle evidenze scientifiche emerse negli anni 2000, l’obiettivo di questo articolo è quello di offrire ai lettori alcuni spunti per comprendere quale sia lo “status scientifico” del test di Rorschach oggi, alla soglia del 2020 – ovvero a quasi 100 anni dalla sua creazione.

Se si prova ad inserire il termine “Rorschach” in un qualsiasi fornitore di banche dati per la ricerca scientifica (ad es., EBSCO), si osserva che dal 2000 ad oggi sono stati pubblicati oltre 800 articoli scientifici che, a diverso titolo, si siano occupati del test.  Di questi, la stragrande maggioranza (>600) si è focalizzata unicamente sui metodi CS e/o R-PAS; la ricerca su altri metodi o approcci (es., Beck, Rapaport, Scuola Romana, Scuola Francese, …) è invece pressoché inesistente. Iniziamo quindi subito col dire che, per affrontare il tema dello “status scientifico” del test di Rorschach, è necessario farlo concentrandosi esclusivamente sui metodi CS e R-PAS, essendo questi gli unici presi seriamente in considerazione dalla ricerca empirica recente.

Per quel che riguarda il CS, il suo merito principale è certamente quello di aver assemblato in un unico metodo – “comprensivo”, appunto – tutti quegli elementi degli altri sistemi Rorschach (variabili, procedure, ecc.) che avevano già dato prova di efficacia nella ricerca scientifica fino ad allora disponibile (Exner, 1974, 2003).  Inoltre, il CS si è proposto storicamente – e imposto poi nel panorama internazionale – come un sistema flessibile, in continua evoluzione, in grado di aggiornarsi costantemente per essere sempre al passo con i progressi fatti nella ricerca scientifica internazionale, così come nella concettualizzazione teorica della personalità e della psicopatologia.  Questi, in estrema sintesi, sono gli ingredienti principali che hanno fatto del CS il sistema Rorschach più popolare, diffuso e studiato al mondo, tra tutti quelli disponibili fino al 2006, anno della scomparsa di Exner.

Ma veniamo alle critiche.  Nel 1999, Garb ha proposto di mettere una moratoria contro l’uso del Rorschach in ambito clinico e forense, fino a quando la ricerca scientifica non avesse chiarito quali variabili CS fossero valide e quali invece fossero da abbandonare o modificare.  Inoltre, assieme ad alcuni suoi coautori, ha anche sostenuto che: a) la ricerca sulla affidabilità tra giudici (ovvero, sul grado con cui due esaminatori diversi possano codificare le stesse risposte Rorschach in modo coerente tra loro) non avesse ancora prodotto risultati conclusivi (Wood & Lilienfeld, 1999); b) il CS tendesse a produrre profili più patologici per gli esaminati appartenenti a minoranze etniche (Wood & Lilienfeld, 1999); c) i dati normativi del CS fossero inaccurati.  Dal 2000 ad oggi, ciascuna di queste osservazioni è stata oggetto di indagini accurate, i cui risultati principali sono riassunti di seguito.

Per quel che riguarda la validità delle singole variabili incluse nel sistema, nel 2013 Mihura e colleghi hanno pubblicato – per altro su una rivista prestigiosissima, ovvero il Psychological Bulletin– la più estesa e completa indagine scientifica mai pubblicata nella storia del Rorschach.  I risultati della loro opera hanno dimostrato che 26 delle variabili CS in esame possedevano validità buona (r≥ .21) o eccellente (r≥ .33), 10 avevano un supporto modesto (p< .05 e r≥ .21, FSN< 10 oppure r= .15-.20, FSN≥ 10) e altre 25 avevano poco supporto o erano state poco studiate.  In risposta a questa impressionante mole di dati, Garb e colleghi hanno quindi deciso di eliminare il riferimento a quella pesante moratoria – da loro proposta agli inizi degli anni ’90 (Wood et al., 2015) – per le sole variabili la cui validità era stata a quel punto inequivocabilmente dimostrata.

Relativamente all’affidabilità tra giudici, sebbene i dati fossero effettivamente carenti o poco convincenti agli inizi degli anni 2000, oggi non abbiamo più molti dubbi: professionisti ben formati riescono a siglare il test di Rorschach (CS o R-PAS) in modo accurato e coerente, producendo coefficienti di correlazione intraclasse (ICC) decisamente soddisfacenti (Lewey et al., 2018; Meyer et al., 2002; Pignolo et al., 2017; Viglione et al., 2012).  Analogamente, per quanto riguarda la critica relativa al biassulle minoranze etniche, oggi è ormai appurato che il Rorschach non sia soggetto ad alcun tipo di effetto confondente in questa direzione: una volta tenuti sotto controllo i fattori socio-culturali (es., livello d’istruzione, status socioeconomico, ecc.), le differenze tra i protocolli di esaminati di etnie diverse scompaiono completamente (Meyer et al., 2007; Meyer et al., 2014).  Diversa è la questione, invece, per quel che riguarda i dati normativi. Come dettagliato approfonditamente in un articolo di Viglione e Giromini, pubblicato nel 2016 sul Journal of Personality Assessment, i dati normativi del CS sono effettivamente poco rappresentativi della popolazione non clinica di oggi.  Essendo stati raccolti prevalentemente tra gli anni ’70 e ’80, tutti in America, spesso in contesti di selezione del personale (ovvero, durante colloqui di lavoro, in cui notoriamente le persone cercano di fare una buona impressione sull’esaminatore) o comunque in contesti molto lontani da quelli che incontriamo oggi nella nostra quotidianità, bisogna ammettere che Garb e colleghi avevano ragione su questo punto: i dati normativi del CS (quelli usati anche per la messa a punto delle formule di indici psicopatologici importanti quali il PTI, la S-CON, o la CDI, giusto per intenderci) non sono rappresentativi della popolazione non clinica attuale e pertanto non dovrebbero più essere utilizzati.

Dal 2000 ad oggi, insomma, abbiamo imparato molto relativamente alla solidità scientifica del CS.  Abbiamo scoperto che alcune variabili sono valide, ma altre no; abbiamo capito che il test può essere siglato in modo affidabile da due esaminatori indipendenti e che può essere utilizzato con minoranze etniche senza incorrere in problemi particolari; e infine, abbiamo appreso che i dati normativi sono inaccurati e rischiano quindi di portare ad inferenze interpretative erronee, se non vengono aggiornati.  Sfortunatamente, però, questa ricca mole di dati scientifici ‘nuovi’ non ha mai potuto contribuire ad aggiornare e migliorare effettivamente il CS.  Dalla morte di Exner, infatti, per ragioni puramente legali, non è più stato possibile (e mai più lo sarà) fare alcuna modifica al sistema: le variabili non valide non potranno più essere escluse, i dati normativi non potranno più essere aggiornati, gli indici psicopatologici non potranno più essere ricalcolati, e così via.  Il CS è inesorabilmente fermo all’ultima edizione pubblicata nel 2003. Assieme all’autore, è quindi venuto a mancare anche uno degli ingredienti principali della fortuna del CS: la possibilità di continuare ad evolversi nel tempo, per rimanere al passo con i tempi e con le nuove concettualizzazioni della psicopatologia.

Ideato da alcuni dei leader del Rorschach Research Council(l’organo istituito da Exner per poter lavorare al perfezionamento e al continuo aggiornamento del CS) allo scopo di risolvere alcuni di questi problemi e paradossi, il metodo R-PAS nasce pertanto come l’aggiornamento più moderno, sofisticato, scientificamente fondato ed evoluto del metodo CS.  L’R-PAS può infatti essere inteso come la naturale continuazione del metodo CS, continuazione che per ragioni puramente legali sarebbe altrimenti stata impossibile dal momento della scomparsa di Exner.  Tra le novità introdotte, primeggiano per importanza: (a) l’aggiornamento dei dati normativi di riferimento utilizzando un campione internazionale del 2007 formato da varie migliaia di soggetti adulti e bambini; (b) la suddivisione dei punteggi interpretativi in due categorie: quelli pienamente supportati (Pagina 1) versus quelli supportati solo parzialmente (Pagina 2) dalla ricerca empirica e clinica; (c) l’introduzione della variabile Complessità, un indice composito che informa il professionista sul livello generale di integrazione, differenziazione e sofisticazione presente nel protocollo (e quindi, su quanto materiale interpretativamente informativo sia disponibile nel protocollo); (d) il perfezionamento dal punto di vista psicometrico di molti degli indici in uso; (e) la presentazione di punteggi Standard Score (cioè, normalizzati, con media 100 e deviazione standard 15, come per i punteggi delle scale Wechsler) (Meyer et al., 2011).  Alla luce di tutte le considerazioni presentate in questo articolo, possiamo quindi concludere che il metodo R-PAS si pone oggi come l’unico metodo “evidence-based”, internazionale, aggiornato e in continua evoluzione per la somministrazione, siglatura ed interpretazione del test di Rorschach.

Articolo pubblicato con autorizzazione degli autori. Tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione per qualsiasi finalità.

 

References

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