Giulia Liva – Studio Associato RiPsi

Decidere di rivolgersi ad uno psicologo per chiedere aiuto non è mai un processo semplice. Sono numerose le paure e i dubbi che possono passare per la testa di una persona nel momento in cui deve compiere questo passo: “sarà la cosa giusta?”, “troverò qualcuno capace di capire il mio problema?”, “chissà cosa penserà la gente di me!”, “sono forse pazzo?” e così via.
Solitamente, quando un persona inizia una terapia da una parte ha un profondo desiderio di miglioramento dalla situazione attuale che sta vivendo, dall’altra nutre delle paure ed aspettative negative riguardo il fallimento dell’intervento di cura.

Inoltre altri dubbi e preoccupazioni che affliggono il paziente sono riguardo al tipo di trattamento al quale verrà sottoposto. Diverse persone sono diffidenti rispetto all’affidarsi ad uno psicologo perché non vogliono avvenga quello che, secondo il linguaggio comune, viene a volte definito “lavaggio del cervello”, come se in una qualche misura un percorso psicologico possa andare a modificare ed eliminare parti della persona stessa.

Niente di più sbagliato! A questo punto la domanda che potrebbe sorgere spontanea è:

Com’è possibile cambiare pur rimanendo sé stessi?

Per cercare di far comprendere come questo sia possibile utilizzerò una metafora.

Immaginiamo un comune dado da gioco composto da sei facce marcate da 1 a 6. Sebbene le sei facce siano una diversa dall’altra nessuno oserebbe dire che non facciano parte del medesimo oggetto e sarebbe impensabile avere un dado con un’unica faccia, l’oggetto perderebbe completamente la sua essenza e non potrebbe essere più definito “dado” in quanto tale.

Metaforicamente parlando potremmo immaginare che ogni persona sia costituita da numerose e differenti “facce” che, in questo caso, potremmo chiamare “Sé”. Nell’insieme, così come accade per il dado, i diversi Sé o facce caratterizzano la singola persona e la rendono unica e speciale.

Per rendere meglio l’idea di questo concetto possiamo pensare a questi molteplici Sé come differenti versioni di noi stessi che, in base a numerosi fattori quali contesto, tempo e luogo, emergono in maniera fluida e ci permettono di comportarci in maniera diversa in un’infinità di situazioni ma che, al contempo, permettono di mantenere una nostra coerenza interna.

Queste diverse parti di sé, non sono certamente innati ma vengono a svilupparsi e costruirsi a partire dalla nascita sulla base delle interazioni che il neonato prima e il bambino poi fa con gli altri nel corso dei primi anni di vita e, con il passare del tempo, andranno a consolidarsi, promuovendo poi il nascere della personalità della persona adulta.

Come avviene il cambiamento

Alcuni indagini condotte suggeriscono che, al termine di una terapia conclusasi con successo, la maggior parte dei pazienti tendono a ricordare due eventi da cui ritengono di essere stati cambiati. Il primoriguarda l’utilizzo di tecniche specifiche da parte del terapeuta, come ad esempio l’interpretazione, che in qualche modo riorganizzano il pensiero del paziente e il suo modo di vedere le cose; il secondoinvece riguarda dei momenti “di connessione” che vengono ad instaurarsi fra paziente e terapeuta e che, in qualche modo, modificano la relazione stessa e, di conseguenza, anche il paziente stesso.

Il cambiamento in psicoterapia quindi non può essere legato ad una dimensione “magica”, ad una riparazione proveniente dal terapeuta o ad un modello teorico imposto. Ciò fa riflettere su come, spesso, le terapie vengono abbandonate non perché si siano verificati interventi o tecniche sbagliate da parte del terapeuta ma perché non si è mai venuto a creare quel legame significativo fra le due persone.

Oggi la psicoterapia moderna offre l’opportunità di scoprire liberamente ed esplorare in maniera creativa la propria soggettività, ossia il proprio unico modo di essere sé stessi. Il terapeuta non conosce la verità del paziente e non si può permettere di imporre la propria visione del mondo a quest’ultimo, sarebbe scorretto ed immorale!

Ciò che il terapeuta conosce sono una serie di modelli di funzionamento della mente, che poggiano su teorie e, tramite le conoscenze tecniche e il proprio bagaglio di esperienza, incontra il paziente che, a sua volta, porterà in seduta la propria storia e la propria sofferenza.

L’incontro di questi due diversi mondi porterà, durante un percorso di terapia, alla co-costruzione di un processo di conoscenza e di scambio che porterà a sua volta, progressivamente, al cambiamento.

Da un punto di vista maggiormente pratico il cambiamento può essere visto come un percorso che potrà portare una serie dibeneficitra cui:

  • Recupero o miglioramento della propria autonomia
  • Aumento della consapevolezza e conoscenza riguardo le diverse parti di Sé
  • Acquisizione di strategie nuove per affrontare le proprie difficoltà
  • Miglioramento del senso generale di benessere
  • Promozione di capacità quali la riflessività, la sensibilità, l’empatia e l’osservazione sia diretta verso gli altri sia rivolta verso sé stessi
  • Miglioramento della vita emotiva e relazionale
  • Prevenzione nei confronti del futuro

Quale orientamento terapeutico scegliere?

Esistono teorie diverse sul funzionamento della mente umana (psicoanalitico, cognitivo-comportamentale, sistemico-familiare, gestaltico, ecc.) e non sarebbe corretto affermare che si sia un modello superiore agli altri. Ognuno di essi funziona al suo interno seguendo le proprie regole e l’unico consiglio che si può dare è quello di affidarsi alle proprie sensazioni e percezioni durante la scelta dello professionista. È di fondamentale importanza infatti che il paziente si senta “a proprio agio” e libero di poter esprimere sé stesso all’interno della stanza di terapia e durante tutto il percorso psicologico che insieme, paziente e psicoterapeuta, andranno ad intraprendere.

Articolo pubblicato con autorizzazione degli autori. Tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione per qualsiasi finalità.

References

Mitchell, S. A. Speranza e timore in psicoanalisi.Torino: Bollati Boringhieri, 1993.
Fosshage, James L. «I rapporti tra la psicologia del sé e la psicoanalisi relazionale.» Ricerca Psicoanalitica Anno XV, n.2, 2004: pp 135-176.
Group, Boston Change Process Study. Il cambiamento in psicoterapia.Milano: Cortina, 2012.
James, E. L’azione terapeutica.Milano: Cortina, 2008.

 

 

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L’arte di cambiare pur rimanendo sé stessi. Quanto un percorso terapeutico può cambiarci pur mantenendo la nostra unicità?